‘Dei ex machina’ alla Centrale Montemartini di Roma

Alla scoperta della Ex Centrale Montermartini di Roma

Il binomio tra Roma e archeologia è quasi scontato, non c’è nulla da fare. La plurimillenaria storia dell’Urbe comporta, però, che i suoi musei d’arte antica trabocchino di sculture, mosaici, fregi, capitelli di templi riemersi, nel corso dei secoli.

Per questo motivo, le Collezioni Capitoline raccolgono innumerevoli testimonianze del passato, ma, a causa della penuria di spazio, non sempre sono in grado di poterle rendere disponibili al pubblico. Così per anni rimangono nei depositi, protette da un velo di polvere.

Ma non tutte le speranze sono vane, visto che negli ultimi anni si è cercato di ovviare a questo problema proponendo soluzioni efficaci e fuori dal comune, come quella che vi proponiamo.

L’ex centrale termoelettrica Montemartini, sita nel rione Testaccio sulla via Ostiense, accoglie una parte di questa raccolta di arte d’Età Repubblicana e Imperiale. Già nel 1912, la struttura industriale era il fiore all’occhiello della produzione energetica, soddisfacendo il fabbisogno dei romani sino ai primi anni Sessanta quando fu ‘mandata in pensione’.

Invero, il suo riposo forzato durò all’incirca 30 anni, sino al 1997, quando la Sovrintendenza capitolina ai Beni Culturali inoltrò la proposta di allestire uno spazio espositivo sui generis al suo interno.

Foto di Luca Placci

Che cosa accade quando si uniscono due realtà diametralmente opposte?

Semplice, si creano spazi accattivanti ed originali.

In questo ‘Tempio dell’Archeologia Industriale’, ad esempio, si è scelto di esporre 400 sculture, mosaici ed epigrafi che non avrebbero, altrimenti, potuto essere ammirati dagli appassionati di tutto il mondo.

Proprio nelle sale macchine i pavimenti originali di inizio Novecento si ‘fondono’ con le tessere dei mosaici di un antico loggiato ed assumono una degna carica evocativa.

Straordinaria è la commistione tra antico ed industriale. Le superfici porose della pietra calcarea laziale e le pesanti caldaie in ghisa che incombono su di noi e sulle leggiadre vestali di età tardo repubblicana generano contrasti inaspettati. I pilastrini delle scalette dei camminamenti si uniscono alle colonne ed ai capitelli ritrovati nelle ville e negli horti suburbani. Incombenti appaiono i due motori diesel che fungono da sfondo alle figure umane di divinità, imperatori ed atleti. C’è quasi da chiedersi se non siano proprio queste ultime a far da proscenio alle caldaie metalliche, in una commistione che rivela un non so che di poetico.

Foto di Luca Placci

In tal maniera non solo si è collocata una parte delle collezioni romane, ma si è salvaguardata la centrale dismessa, un esempio di valorizzazione dell’archeologia industriale a tutti gli effetti. Chissà che possa essere presa da modello per ulteriori interventi in altre città…

Nella ex Centrale Montemartini trova spazio anche il frontone del Tempio Sosiano, all’estremità della sala macchine al primo piano, quella illuminata naturalmente da una serie regolare di alte finestre affacciate verso il gasometro sul Tevere. Non più affollata da operai indaffarati, ma gremita di dei ieratici nelle loro pose, identiche da secoli.

Foto di Luca Placci

Oggi il Museo Montemartini si presenta come il più originale spazio espositivo di arte antica al mondo… non vi resta che visitarlo, sia che siate integerrimi amanti del passato oppure curiosi ingegneri!

 

Foto di Luca Placci

 

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