I Sami della Finlandia, un popolo da scoprire

Il popolo Sami è ancora oggi orgoglioso di mantenere la propria identità culturale, sebbene viva ai margini della Finlandia, alla maniera degli Indiani d’America. Ma la loro cultura è più viva che mai!

popolo Sami Finlandia

Chi ci viene in mente quando evochiamo i Sami lapponi? Probabilmente ricordiamo allevatori di renne in variopinti abiti tradizionali, riuniti attorno ad un falò mentre tramandano miti ancestrali nella desolazione della regione artica. Una comunità che non utilizza telefoni, gps o automobili, ma i cui membri preferiscono spostarsi, di stagione in stagione, a dorso di renna seguendo i pascoli più floridi.

Non preoccupatevi se anche voi siete stati attraversati da quest’idea pittoresca non confacente la realtà. Tale credenza, infatti, è molto diffusa tra gli stessi finlandesi, i quali tutt’oggi guardano un po’ con tenerezza, un po’ con mestizia i circa 6000 Sami che vivono nell’Estremo Nord.

In realtà questo popolo, di cui non si conosce con precisione l’origine (come nel caso dei finlandesi), si è adattato al buon vivere moderno.

Per questo non si tratta più di un popolo nomade distribuito tra la Scandinavia, la Finlandia e la Russia, bensì la maggior parte di loro abita in caldi appartamenti, veste abiti alla moda, studia o lavora nei paesi della Lapponia e parla il finlandese moderno.

Questa necessità di adattamento ha risolto in parte il divario che vigeva tra la società finlandese ed i Sami, essi sono stati in grado di dar vita ad un sistema di governo locale, sostenuto dai contributi nazionali. Ecco che i rappresentanti dei Sami si riuniscono a Inari, dove si trova il loro parlamento sami, la cui intenzione non è quella di chiedere l’indipendenza politica, ma di preservare l’autonomia culturale e di fronteggiare il pericolo dell’industria del legname e delle infrastrutture che fratturano i pascoli per le mandrie di bestiame. Questo è l’unico canale ufficiale attraverso il quale si può comunicare con il governo centrale di Helsinki.

bandiera popolo Sami

Luca Placci

Tutti i Sami (non solo quelli finlandesi) si identificano sotto un’unica bandiera, coloratissima come gli abiti tradizionali che indossano solo in determinate occasioni di festa, così come le calzature in pelle di renna dalla punta arricciata. Questo dettaglio dell’abbigliamento tradizionale è un esplicito riferimento alla ‘moda’ dei cugini nomadi della steppa asiatica. Lo confermano anche gli zigomi alti e gli occhi un poco a mandorla di alcuni individui, così come i fonemi complessi che presentano assonanze con il ceppo ugro-finnico e mongolo.

Forse, per via del loro lungo e nostalgico esilio dall’Asia, i Sami si abbandonano, come i loro antenati, al potere dei sogni. Possiamo solo immaginare quanto tepore infondessero tali visioni oniriche per rinforzare gli animi di chi passava la propria esistenza nella solitudine del gelo dell’Estremo Nord.

Ecco che per sopravvivere al tedio, le comunità si riscaldavano con i canti o ‘yoiki’ in cui si descrivevano la natura e le problematiche della quotidianità.

Non a caso il panorama musicale in Finlandia è apparentemente sconfinato anche grazie al contributo della band rock Somby. Il gruppo musicale è composto da cinque ragazzi di etnia Sami, i quali raccontano i propri sogni con gli idiomi lapponi nei testi delle canzoni, assai popolari in tutto il Nord.

Forse i sogni dei giovani artisti si discostano un poco da quelli dei loro nonni, sebbene siano legati dal sincero desiderio di fare conoscere la propria realtà e le tradizioni delle loro famiglie ai coetanei.

Così, durante i loro affollatissimi concerti in cui i giovani si scatenano alle sonorità hard-rock, le cantanti ed i musicisti vestono i costumi tipici in quanto i membri di Somby hanno dichiarato che si sono prefissati di abbattere, una volta per tutte, le barriere di pregiudizio che ancora gravano sulla comunità Sami.

Per cui essi hanno scelto di tradurre in chiave contemporanea lo ‘yoiki’.

Non bigotti allevatori che si affidano alla guida degli sciamani dei loro villaggi, ma moderni europei, ben formati dopo che sono stati in grado di assumere la coscienza del valore delle propria cultura.

Hanno scelto nuovi mezzi di comunicazione e di trasporto, dato che si spostano a bordo di potenti motoslitte e quad per radunare le mandrie di ungulati lasciate libere di vagare per le sconfinate praterie lapponi. Ma li usano per raggiungere più comodamente uno dei numerosi ‘seita’, i siti sacri da cui si sprigiona un’ignota energia proveniente dalla Terra.

Ovviamente queste località rimarranno sconosciute al turista, così come il numero esatto di renne che possiede ogni allevatore. Chiederesti mai ad un amico quanto guadagna?

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