Da sogno a obiettivo: cos’è il design per una studentessa

Che cos’è il design?

Mi sono fatta questa domanda ormai tempo fa, quando incominciavo a capire cosa avrei voluto fare “da grande” ma non sapevo come spiegarlo agli altri.  Spesso amici e compagni non avevano bisogno di molte parole, ne bastava quasi sempre una: “medico”, “avvocato”, “maestro”, “architetto” … Io avevo a disposizione un’unica parola per inquadrare il mio sogno ed era appunto “DESIGN”.

Per chi legge magari è una parola esattamente come le altre ma ormai per me ha assunto quest’aura che non so spiegare. Sapete cosa? Mi va bene così, anzi, mi piace così. Non saperla ancora definire è un pregio, è come una porta dietro la quale c’è un mondo. Questo mondo è fatto di bellezza e si muove in continuazione e si trasforma nutrito dalla tendenza al bello che da sempre appartiene all’uomo.

È come varcare la soglia dell’armadio delle cronache di Narnia ora che ci penso. Eh sì, ed è un paragone che posso fare con varie accezioni, perché per “noi designer” (che bello dirlo) un armadio non è solo un armadio. Vedendolo potremmo notare l’emozione che suscita in noi, lasciarci catturare dalle sue forme per poi capire se ci piace o non ci piace andando a ricercare il perché in entrambi i casi. Un armadio per noi è sì, quell’oggetto fisico che stiamo guardando, ma per la maggior parte esso è come è nato, come e da chi è stato pensato. Ed eccoci già ad immaginare gli schizzi e i bozzetti, la meravigliosa fase del “concept” … che poi ‘brr’ si va a scontrare spesso con la realtà. Leggi della fisica, geometria, ingegneria, budget, tempistiche. Ecco allora che il concept deve evolversi fornendo continue sfide al designer che comunque, affezionato all’idea iniziale, ne lascerà una traccia, ne manterrà lo spirito.

Insomma l’armadio è la sua storia. Volendo fare una proporzione direi che prevarrebbe senz’altro la parte intangibile, ciò che c’è dietro. Ad esempio questo ipotetico armadio potrebbe essere sé stesso considerandolo per il 40% come un oggetto toccabile, visibile e valutabile secondo le sue caratteristiche e per il 60% come lo spirito che lo ha portato ad esistere. Non voglio andare sul mistico ma in qualche modo si entra sul filosofico (cosa, tra l’altro, che non mi dispiace affatto). Per spirito intendo come e da chi è nata la necessità di creare quest’armadio, chi lo ha progettato, chi lo ha realizzato, chi lo ha raccontato per pubblicizzarlo, chi lo ha venduto, chi lo possiede ora.

Ripercorrendo la vita degli oggetti si intrecciano bellissime storie. Guardatevi intorno? Quanti oggetti ci sono? Ecco, siamo circondati. La bella notizia è quindi che siamo circondati da storie. E tra migliaia di oggetti con i quali ci relazioniamo nell’arco della nostra vita ce ne è sempre qualcuno che assume un valore particolare.

Ognuno di noi si affeziona a degli oggetti perché hanno un vissuto, hanno una storia che in qualche modo li riconduce e li lega a noi. Ecco allora il 40 e il 60% … e non siamo forse fatti così anche noi? Cosa ci rende unici?

Concludendo, ho fatto un bel po’ di confusione scrivendo a ruota libera. Non si riesce mai a dire tutto sul design! Ci saranno spero infiniti altri appunti, altre riflessioni, discorsi, monologhi, interviste, libri, dibattiti da parte di coloro che vivono e vedono questo mondo… non tanto per definirlo ma per celebrarlo.

Francesca FaustiInterior designer – Istituto Italiano design