Essere creativi al giorno d’oggi

“Che cos’è l’arte?”

Una domanda ambigua, antica, con difficile interpretazione e tecnicamente infinita. Partiamo dal presupposto che ancora non sappiamo definire con certezza cosa sia l’arte. Diversi illustri designers, artisti di ogni epoca hanno certato di rispondere a questa domanda dando una risposta (personale) in base alle loro esperienze vissute durante il corso della vita. «Qualsiasi cosa può essere arte» e «non esiste una singola definizione di arte» due delle tante risposte a questa domanda. La sola impressione, frustrante ma stabile, è che non può esserci una definizione perché è arte tutto ciò che una certa quantità indefinita di persone definisce “arte”.

L’unica certezza è che esiste una vibrazione sottocutanea che in un caso ti fa contorcere le viscere e nell’altro esclamare “fico”… e poi basta. Perciò, alla fine del discorso, non sappiamo precisamente cos’è, ma sentiamo che c’è ed è da questo momento che credere nell’arte diventi un atto di fede, un qualcosa che va oltre la realtà. La seconda certezza però è che non tutti siamo creativi o designers. Eppure, nonostante le opere di grandi artisti come Michelangelo, Beethoven, Shakespeare, Dante ecc… lascino ancora il loro eco nei nostri animi ed in quelli futuri (si spera), una buona fetta della popolazione mondiale si autodefinisce “artista” lamentandosi, molto spesso, di non ricevere la meritata attenzione per le proprie creazioni. Al giorno d’oggi tutti sono fotografi, tutti sono designers, tutti sono stilisti, tutti sono pittori…potrei continuare così all’infinito.

Dunque, siccome non abbiamo ancora una definizione universale di arte, potremmo però riflettere su cosa significhi essere creativi/artisti nella società odierna. Essere artisti non significa giudicare sempre e comunque qualsiasi prodotto derivante da persone al di fuori di sé stessi. Ciò che viene da un impulso interiore non può essere giudicato. Il vero artista ha rispetto per chi crea, seppur non condividendo l’oggetto o la filosofia in sé. Tengo a sottolineare come l’artista non sia l’arte e come esserlo non sia così semplice. A molti studenti o neodiplomati ambiziosi delle migliori scuole di arte, design, musica, scrittura, teatro del mondo (non per deludere le alte aspettative) ancora non è chiaro il fatto che un semplice foglio di carta non farà mai tutti noi artisti, o solo perché la domenica ci sentiamo ispirati e giriamo le città con una Canon od una Reflex al collo, oppure perché ci piace disegnare e colorare e pubblicando i lavori su Instagram, siamo automaticamente diventati pittori, della serie “Van Gogh, scansate”.

Questa presunzione di essere diventati paladini del Bello e del Gusto credo ci stia attualmente allontanando dal significato reale, spirituale, liberatorio dell’arte. Trascrivo una famosa citazione di Warhol: i tanto sperati 15 minuti di fama sono ormai stati travolti dalla ricerca dei 15 mila like.

La società di oggi spinge noi giovani, la sottoscritta compresa, verso una valorizzazione del singolo e delle proprie creazioni solo se siamo pubblicamente riconosciuti dagli altri come “artisti” e se condividiamo con l’universo le nostre creazioni. Come se questo ci desse una marcia in più nella scala sociale. Ma in quanto esseri umani tutti siamo creativi, in un modo o nell’altro e creare arte è un’altra cosa. Disgraziatamente i social e la rete in generale, hanno disimparato la società a sentire quelle vibrazioni, quella pelle d’oca che si prova ammirando un Caravaggio da un semplice bel quadro.

Anche il semplice fatto di vederlo su uno schermo che dal vivo già si crea un filtro, distaccandoci dalle vere emozioni che quel dipinto suscita nel profondo dell’animo. Detto questo non vado contro l’idea dell’espressione umana. Esprimersi è fondamentale ed è nel DNA dell’uomo come nel resto degli animali, ma sarebbe meglio farlo solo per il gusto di farlo e non per ottenere riconoscimenti od avere il proprio nome sulla bocca di tutti. Capisco anche che non ci sia posto per tutti sull’Olimpo, o almeno contemporaneamente, ma pregando gli Dei di portar fortuna, in un futuro remoto un qualcosa che parte da noi, come una mano od un piede, potrebbe staccarsi da noi e diventare arte vivendo finalmente di vita propria.

Roxana Brunori

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