Oltre l’onda: recensione della straordinaria mostra che racconta l’arte giapponese

Hokusai Hiroshige. Oltre l’onda”, questo il titolo della straordinaria mostra ospitata dal Museo Civico Archeologico di Bologna. Straordinaria perchè, per la prima volta in Italia, espone i capolavori dei due più grandi Maestri dell’arte giapponese, con una selezione di 150 opere provenienti dal Boston Museum of Fine Arts.

L’esposizione è divisa in sei sezioni tematiche che riescono a raccontare con efficacia e potenza la raffinata arte degli ukiyoe o “immagini del mondo fluttuante”, la produzione di stampe silografiche dei primi decenni dell’Ottocento che tanto influenzò i pittori occidentali. Principalmente tale influenza si manifestò sull’impressionismo:  diversi artisti, tra cui Claude Monet e Vincent van Gogh, imitarono o presero ispirazione proprio da questi ukiyoe.

Non solo, come ricorda l’ambasciatore del giappone in Italia Keichi Katami, alcuni tratti delle opere di ukiyoe vengono ricondotti anche agli anime e ai manga. Questo a testimonianza di quanto le immagini ritratte dai due grandi maestri Hokusai e Hiroshige permangano dell’immaginario giapponese e riescano a rappresentare anche l’interiorità di un popolo intero.

Questa è forse una difficoltà per chi si imbatte in queste opere per la prima volta: non è immediato riuscire a calarsi in un mondo di immagini, paesaggi e colori molto distante da quello occidentale. La ricchezza di dettagli e le visioni surreali, invitano però a fermarsi sulla singola stampa e a soffermarsi, poi, per coglierne la finezza e tentare di calarsi nella scena rappresentata.

Hiroshige - Luna riflessa sulla superficie delle risaie a Sarashina

Hiroshige – Luna riflessa sulla superficie delle risaie a Sarashina

La mostra, secondo me 

Alla mostra si accede attraversando un corridoio che, figurativamente, diviene come un portale di accesso a questo mondo tanto distante nel tempo e nello spazio e fa da preludio a quello che ci aspetta, da visitatori poco esperti. Immediatamente si coglie la varietà dei soggetti rappresentati, l’intensità dei colori ma anche una certa drammaticità nei volti e nei luoghi.

La prima sezione è tutta occupata dalla serie Trentasei vedute del monte Fuji,  che consacrò Hokusai maestro indiscusso del “Mondo fluttuante”. Protagonista delle stampe è la sacra montagna, rappresentata non solo come soggetto centrale ma anche come sola forma sullo sfondo, sempre però dotata di una sua sacralità data dal distacco e dalla posizione rialzata rispetto al primo piano.

In primo piano si susseguono varie scene, per lo più di vita quotidiana, cambiano i colori e diverso è il paesaggio ma il Fuji è sempre lì, una presenza costante anche quando è distante. È anche il caso del capolavoro, forse simbolo dell’arte giapponese nel mondo, la “Grande Onda“, che potete vedere nell’immagine che fa da copertina a questo articolo. Ci si aspetta un quadro di grandi dimensioni e invece è tutto racchiuso in 23.8 x 36.6 cm, misura quasi standard per tutta la collezione esposta.

Eppure non si resta delusi perchè la potenza espressiva della marea supera le dimensioni fisiche del quadro: le imbarcazioni, gli uomini in balia della bianca schiuma frastagliata sono inghiottiti dal mare e così anche il Fuji, rappresentato in lontananza e che quasi sembra un’onda esso stesso. colori delle onde, ma circondato da una coltre di nebbia che gli conferisce la sua sacralità. La grande onda di Kanagawa, questo il titolo esatto, ben descrive la contrapposizione universale tra forza della natura e fragilità umana.

La mostra si avvale anche di un prezioso documentario fornito dalla Adachi Foundation  che descrive il processo di stampa degli ukiyoe e fa comprendere ancora di più la straordinarietà di quest’arte e apprezzare la rarità di quanto stiamo vedendo. Questo vale in modo particolare per i disegni di Hiroshige tracciati a mano e a inchiostro che è possibile ammirare nella serie Cinquantrè stazioni di posta del Tokaido. Immagini di un viaggio lungo la “Via sul mare Orientale” o Tokaido, la strada che collegava la capitale imperiale Kyoto a quella politica, Edo.

I paesaggi proposti da Hiroshige sono testimonianze reali dei luoghi rappresentati e ognuna è caratterizzata da un elemento che la distingue: un ponte, una locanda, un prodotto culinario oppure un fiume o un particolare scorcio insomma un prezioso viaggio visivo per noi spettatori.

Kameido. Il giardino dei susini dalla serie Cento vedute di luoghi celebri di Edo, 1857

Il ponte di Yatsumi dalla serie Cento vedute di luoghi celebri di Edo, 1856

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Una serie di silografie è dedicata in particolare alla città di Edo, capitale amministrativa e politica dell’impero, di cui potete ammirare qui sopra due stampe. Si tratta della sezione intitolata “Vedute della capitale occidentale” che propone la magnifica serie Cento Vedute di luoghi celebri di Edoopere non numerate ma che seguono una suddivisione per stagioni.

Si tratta del più grande progetto realizzato da Hiroshige e non è difficile capirne il motivo: le stampe sono in verticale e si presentano molto diverse da quanto visto fino a quel punto. Questa volta il primo piano è dedicato a un singolo elemento del paesaggio o soggetto e sullo sfondo è sviluppato il paesaggio: questo crea un effetto molto poetico e suggestivo e alla composizione differente, si aggiunge una stupefacente brillantezza di colori. Spicca, ad esempio, l’uso sapiente del Blu di Prussia, in quel momento da poco arrivato in Giappone.

Non solo paesaggi e natura, furono anche altri i soggetti degli ukiyoe, sempre di ispirazione naturalistica: li scopriamo nella sezione Fiori, uccelli e pesci. In questo caso sono la semplicità e la grazia a restituire delle opere di ispirazione poetica, integrate da versi sottili, tanto da farne le silografie preferite dai circoli letterari.

Quello che resta alla conclusione del percorso espositivo è una netta sensazione del ponte che esiste tra l’arte orientale e quella occidentale, sensazione che viene richiamata anche direttamente dalla frase citata, di Vincent Van Gogh, riportata su una delle pareti del museo. Resta impressa la raffinatezza, la delicatezza dei tratti, dei dettagli e dei volti delle figure rappresentante.

La mostra va osservata con calma: fermarsi a scoprire i particolari non solo serve ad apprezzare la minuzia e l’abilità degli artisti ma è un modo, banalmente, per uscire dalla nostra vita quotidiana , dal frastuono delle strade, dai ritmi della città e indugiare, soffermarsi ai dettagli. Anche questo è l’Arte.

Per informazioni pratiche, consultare il sito ufficiale della mostra.

Ada Maria De Angelis