La Fondazione Sangregorio, visita nell’atelier dello scultore contemporaneo

Dal 2011 è possibile calarsi nell’atmosfera tipica dell’atelier dello scultore e grafico Giancarlo Sangregorio (1925-2013). La Fondazione Sangregorio, infatti, trova sede nella villa dalle facciate candide come le sue sculture in pietra dell’Ossola, affacciata su un poggio smeraldino che si tuffa nel Lago Maggiore.

Merita dedicarvi una visita anche soltanto per godere del panorama dei primi meandri disegnati dal Ticino, per certi versi analoghi alla contorsione ‘michelangiolesca’ di alcune figure concepite dall’artista.

Sesto Calende, infatti, divenne la ‘patria d’adozione’ dello scultore milanese che operò a partire dall’immediato Dopoguerra, sotto la guida di Marino Marini, docente all’Accademia di Brera.

Fondazione Sangregorio, le opere da non perdere 

Nel corso della sua lunga carriera, Giancarlo Sangregorio saziò la propria curiosità etnografica viaggiando moltissimo. Così, per un attimo, le acque del Lago Maggiore si tramutano in un fantastico Oceano, dato che nell’abitazione sono molti gli oggetti totemici proveniente dall’Africa, dall’Asia e dall’Oceania. E proprio da questi manufatti egli trasse ispirazione.

Essi sono oggetto di ricerca, come spiega la presidente dell’omonima fondazione, Dottoressa Francesca Marcellini. « La Fondazione Sangregorio vuole essere luogo di studio e di confronto sui grandi temi dell’arte ed intende porsi come un centro di riferimento per la scultura contemporanea, in particolare per i giovani artisti. La stessa capacità inventiva di Sangregorio declinata nelle grandi varietà dei materiali impiegati, quali il legno, la pietra, il bronzo e persino il cristallo può essere un interessante motivo di approfondimento sull’uso della materia».

opere sangregorio

Source: Umberto Ammiraglio, Fondazione Sangregorio.

 

Davanti alle sculture monumentali (ed a quelle più piccole) del maestro possiamo indovinare una spasmodica ricerca verso l’origine primordiale della materia, la quale non appare mai raffinata e neppure cesellata alla maniera classica. Piuttosto, essa risulta scabra e consunta dal vento e dall’età, più che dalla mano dell’uomo.

Questa carica ‘primitiva’ crea suggestioni visive tra le monumentali sculture in ebano della Papua Nuova Guinea e la falesia della costa lombarda.

Source: Umberto Ammiraglio, Fondazione Sangregorio.

 

Le figure astratte in legno e pietra che punteggiano anche il giardino del museo offrono l’impressione di essere state plasmate proprio dalla natura. In un certo senso, pare che Giancarlo Sangregorio abbia soltanto posto un piedistallo al di sotto di queste ‘conformazioni geologiche’ per valorizzarle.

Per questo ogni scultura affascina a tal punto da invitarci a sfiorarne le superfici con i palmi per poter analizzare la scabrosità del marmo oppure la lucentezza del vetro e del bronzo.

A questo punto vengono in mente gli enormi massi erratici dell’area del Verbano, caratterizzati da iscrizioni celtiche e coppelle utilizzate dai sacerdoti appartenenti alla civiltà di Golasecca nell’Età del Bronzo. Ecco che, in un solo momento, presso la Fondazione convengono druidi celtici, guerrieri maori ed anonimi artigiani d’Oltreoceano. È una commistione di forme inattese ordinate da Giancarlo Sangregorio nelle vesti di un abile Demiurgo contemporaneo.

Luca Placci 

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