MuseoCity, il futuro dell’arte contemporanea, tra museo e collezionismo

Si è da poco conclusa l’annuale edizione di MuseoCity, evento culturale promosso dall’omonima Associazione, che ha avuto luogo dal 2 al 4 marzo nella città di Milano.
Come ogni inizio di marzo l’ Associazione ha organizzato, insieme al Comune di Milano, una tre giorni ricca di eventi volti a promuovere i luoghi dell’arte della città attraverso la partecipazione di settanta musei cittadini e metropolitani.

L’obiettivo dell’edizione MuseoCity di quest’anno è stato quello di favorire la conoscenza del fondamentale apporto che il collezionismo privato offre alla realtà museale della città.

MuseoCity Milano

Museimpresa

Proprio nell’ambito di questa iniziativa, venerdì 2 marzo presso Palazzo Reale si è svolto il convegno di presentazione “MuseoCity Conference” dal titolo: ” Arte contemporanea tra museo e collezionismo “, organizzata da Paolo Biscottini e Annalisa Zanni, e patrocinata dall’ Assessore alla Cultura, che ha introdotto l’evento.
La conferenza ha visto la partecipazione di prestigiosi ospiti, autorevoli esponenti del mondo artistico e culturale, quali Gabriella Belli, Carolyn Christov-Bakargiev, Gemma De Angelis Testa, Arturo Galansino, Massimo Minini, Valeria Napoleone, Giuseppina Panza di Biumo, Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, Beatrice Trussardi ed Astrid Welter.

Partendo dalla considerazione secondo cui il museo, specialmente quello di arte moderna e contemporanea, si stia talvolta trasformando da spazio di sola conservazione dell’opera d’arte a spazio di produzione di arte, i relatori intervenuti guidati e sollecitati dalla regia del moderatore Alessandro Rabottini, sono stati chiamati a condividere con il pubblico le loro riflessioni in merito agli scenari futuri del rapporto tra museo pubblico e collezionismo privato ed in merito all’efficacia delle metodologie con cui questo rapporto si è fino ad ora sviluppato, a cominciare dalla donazione e dal prestito a lungo termine delle opere.

MuseoCity e il futuro del museo d’arte contemporanea

In merito a quest’ultimo tema, molto interessanti gli interventi di Gabriella Belli ( Direttore Fondazione Musei Civici di Venezia) e Giuseppina Panza di Biumo ( Direttrice Panza Collection e collezionista).
Belli ha spiegato infatti come la formula del deposito a lungo termine sia stata talvolta un metodo studiato a tavolino dai direttori di museo per imbastire un patrimonio museale coerente da esporre che corroborasse l’identità del museo e con essa le sue scelte artistiche e stilistiche.
Per questo motivo a suo avviso la modalità del deposito permanente è ancora molto attuale e valida.
Sebbene infatti possano avere lo svantaggio di non garantire la permanenza in perpetuo delle opere, il deposito e il comodato delle opere avrebbero il vantaggio di rendere l’identità e l’offerta del museo, soprattutto di arte contemporanea, più fluida e dinamica.
Giuseppina Panza di Biumo, sua perfetta controparte nel dialogo, in quanto curatrice della notevole collezione di famiglia e collezionista lei stessa, ha ribadito la positività del rapporto di collaborazione e scambio tra enti pubblici e collezionisti privati, spiegando come per la famiglia Panza il collezionismo abbia costituito anche un atto di mecenatismo che fungesse da tramite tra l’artista con la sua opera, e la fruizione del pubblico. Proprio per questo ha sempre gradito che le opere di sua proprietà fossero esposte in musei che ne valorizzassero il messaggio.
In una posizione affine si è posto l’intervento di Carolyn Christov-Bakargiev ( Direttore GAM di Torino e Direttore del castello di Rivoli ), che pur concordando con le posizioni delle precedenti relatrici, ha evidenziato come le opere d’arte costituiscano un fondamentale strumento di conservazione ma anche di revisione della memoria, e dunque della Storia. L’arte che oggi definiamo contemporanea costituirà tra un secolo un reperto di ciò che oggi siamo, del modo in cui la società umana oggi guarda e pensa il mondo. Per questo sarebbe importante che, alla scomparsa del proprietario che le ha prestate, le opere possano rimanere in eredità ad enti pubblici, che ne garantiscano in qualche modo l’eternità.

In ossequio alla vocazione pionieristica dell’arte contemporanea si è posto l’intervento di Arturo Galansino ( Direttore Generale Fondazione Palazzo Strozzi) che nel suo ruolo direttivo si è cimentato con successo nell’impresa di includere l’arte contemporanea nella programmazione delle mostre ospitate da Palazzo Strozzi di Firenze, fino a quel momento riferimento di un pubblico dalla sensibilità spiccatamente antica e rinascimentale.
Promuovere l’arte contemporanea in modi e luoghi altrettanto contemporanei è invece la mission di Fondazione Trussardi, rappresentata da Beatrice Trussardi ( Presidente della Fondazione) . Una peculiarità di Fondazione Trussardi, ha spiegato Beatrice, è l’aver scelto di non possedere mai un luogo fisico in cui ospitare la Fondazione , ma essere un museo nomade, che mette in scena il proprio patrimonio artistico ogni volta in luoghi diversi della città, valorizzando contemporaneamente luoghi meno conosciuti o aprendo spazi privati al pubblico adibendoli a museo.
A proposito di promozione dell’arte contemporanea, merita una menzione l’intervento di Valeria Napoleone ( collezionista e fondatrice di Napoleone XX) che illustra l’attività della sua Fondazione nel supportare giovani artisti emergenti e piccoli musei regionali.

Proprio riguardo al ruolo ricoperto dalle fondazioni private, l’intervento di Patrizia Sandretto Re Rebaudengo ( Presidente dell’omonima Fondazione) ha rilevato come, sebbene il ruolo degli enti pubblici sia imprescindibile per arricchire il terreno culturale delle città, le fondazioni private ricoprano comunque una funzione utilissima, finanziando in prima persona la produzione di opere d’arte, condividendole con il pubblico attraverso i prestiti ai musei, e, nei casi delle fondazioni più strutturate, diventando esse stesse luoghi in cui, attraverso attività didattiche, le nuove generazioni vengono educate alla comprensione dell’arte contemporanea. In fondo, come è stato poeticamente espresso da Astrid Welter ( Head of Programs Fondazione Prada) , la forza della fondazione privata è quella di permettere al pubblico di condividere la felicità che deriva dalla fruizione dell’arte.

Per concludere, è desiderio di tutti che anche Milano abbia il suo museo d’arte contemporanea, come invita a considerare Massimo Minini ( Presidente Fondazione Brescia Musei). Come è possibile che, nonostante abbia espresso numerosi e talentuosi artisti, Milano non riesca creare immagine e attrattiva intorno all’arte così come è capace di crearla intorno al mondo della moda o del design? Milano deve acquisire più coscienza di se, ha detto Minini, e questa coscienza deve passare anche attraverso la buona collaborazione tra ente pubblico e collezionismo privato.

Clarissa Di Stora Gargano