Gli affreschi del Pordenone in Santa Maria di Campagna a Piacenza

Toccare la cupola con un dito

Quante volte al giorno passiamo davanti ad una facciata di un palazzo o transitiamo all’ombra della cupola di una chiesa senza farci troppo caso? Se solo avessimo tempo e voglia di entrare in uno di questi edifici, il più delle volte rimarremmo rapiti dalle meraviglie artistiche in essi custodite. Tali sorprese vengono riservate non solo ai templi più noti della capitale o a quelli che si trovano nei centri più popolati.

Anche le città di provincia serbano autentici tesori d’arte da scoprire, proprio come avviene con la basilica di Santa Maria di Campagna a Piacenza.

Il tempio venne eretto secondo i modelli rinascimentali centroitaliani, ed è caratterizzato da una maestosa cupola svettante con i suoi circa 30 metri d’altezza. Appare, dunque, in opposizione a quella del Duomo affrescata nel ‘600 dal Guercino.

Proprio questo elemento architettonico dovette aver attirato l’attenzione dei pellegrini che transitavano sull’adiacente via Francigena, il percorso che li avrebbe condotti fino a Roma. Oggi come allora, infatti, l’opulenza cromatica e la luminosità dell’interno di Santa Maria di Campagna stupiscono ed incuriosiscono i passanti.

È il caso di dire che i piacentini hanno gelosamente nascosto ai forestieri questo capolavoro dell’arte padana, ed oggi si sono resi conto che è giunto il momento di celebrarlo nella giusta maniera.

 

La Salita al Pordenone, c’è ancora tempo per visitarla

Ecco perché l’esposizione ‘Salita al Pordenone’, inaugurata lo scorso marzo, è stata prorogata sino al 15 luglio. Si concede, così, ai ritardatari di godere della magnificenza di questo spazio a metà tra il cielo e la città farnesiana.

Se la forza della curiosità è tale da spingerci a salire gli oltre cento gradini che conducono alla balconata circolare attorno al tamburo interno, possiamo ‘toccare con mano’ gli affreschi che ornano la superficie interna della Basilica di Santa Maria di Campagna di proprietà del Comune.

Grazie all’intervento della Banca di Piacenza, molto attiva a finanziare la conservazione delle opere distribuite sul territorio dell’Emilia, è possibile visitare la basilica e raggiungere il culmine della cupola durante un percorso espositivo avvincente con video e spiegazioni.

La mostra è organizzata in modo da presentarci l’artista che ha realizzato questa piccola ‘Sistina Padana’.

Giovanni Antonio de’ Sacchis, detto il Pordenone a ricordo dei suoi natali friulani, venne ingaggiato nel 1530 per organizzare un ciclo pittorico all’interno della nuova cupola. Egli si lasciò ispirare dagli affreschi realizzati dai suoi colleghi a Roma, arrivando addirittura ad includere temi pagani tratti dai testi di Tito Livio e di Valerio Massimo. Ovviamente riletti in chiave cristiana, s’intende! Premesso l’amore per l’antichità del tempo, non deve stupire la presenza di Sileno ebbro, Venere e Adone rapiti dalle loro effusioni amorose o la concitata scena del Ratto di Europa, per citare solo alcune scene raffigurate nei fregi, posti al di sotto delle vele e dei costoloni.

Con la ‘Salita al Pordenone’ si superano i dislivelli dell’edificio tra cunicoli strettissimi e scalette ripidissime che scavalcano i sottotetti. Solo così è possibile toccare per la prima volta con mano gli affreschi del Pordenone.

Tuttavia, se si fa attenzione alle superfici lungo il vertiginoso camminamento, possiamo notare alcune firme incise dagli studenti dell’Istituto d’Arte Gazzola negli ultimi tre secoli, i quali erano soliti ascendere ‘in quota’ per studiare da vicino le scene bibliche.

gli affreschi del Pordenone Piacenza

Source: http://www.crtfiteldelducato.it/1/dalla_rivista_bell_italia_di_marzo_2018_11501052.html.

Una volta raggiunto il culmine, si gode anche della vista a 360° sul paesaggio pianeggiante e irrorato dalle acque del Po da un lato, e variegato dall’altro per la presenza degli Appennini verdissimi. Per un attimo esso pare fondersi con le figure corrucciate dei Profeti e delle Sibille, i quali paiono un poco infastiditi dall’animosità dei vivaci putti che affollano le scene centrali. Per fortuna l’ordine viene imposto dall’Altissimo che ‘fluttua’ nel lanternino. Egli resta nascosto ai nostri sguardi dalla balconata, ma si rende visibile dal livello della navata.

Per concludere, non è sempre necessario doversi spostare nelle città d’arte per poter godere della magnificenza del nostro patrimonio artistico. La Bella Italia custodisce tesori a pochi passi da casa nostra, così come la bellissima Basilica di Piacenza, per cui è bene tenere gli occhi aperti ogni volta che ci si reca a lavoro o quando si passeggia per le vie del centro. Chissà che veniamo sedotti da qualche tesoro rimasto dimenticato in attesa del momento epifanico più adatto.

Luca Placci

 

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