Il recupero edilizio più poetico d’Italia

 

Nel piccolo borgo di montagna della Carnia in Friuli Venezia Giulia nasce il progetto finalista al Premio Medaglia d’Oro all’Architettura Italiana, consegnato a dicembre 2017. L’autore è l’architetto Federico Mentil, dello studio Ceschia e Mentil Architetti Associati.

Si tratta di un progetto realizzato per recuperare un piccolo stavolo trasformandolo in un’estensione domestica, un ambiente dedicato sia al benessere e che alla contemplazione della natura.

recupero edilizio

Foto di Alessandra Chemollo

E’ tra queste montagne che l’architetto Mentil realizza le sue opere più poetiche, delicate architetture che si inseriscono nel panorama naturalistico del posto in modo spontaneo e mite, e che riescono a dialogare con il contesto alpino richiamando gli elementi costruttivi della tradizione locale nel linguaggio contemporaneo. Originario di questi luoghi, il progettista è chiaramente abile nell’interpretare il genius loci utilizzando materiali adeguati e ascoltando le esigenze del territorio con la dovuta sensibilità.

Ci troviamo a confine con l’Austria e precisamente a Timau, paese natio dell’architetto Mentil, nei pressi del piccolo cimitero da lui stesso recuperato di recente. A seguito della seconda guerra mondiale una famiglia emigrata in Svizzera ritorna in questa zona per cercare le proprie radici e ricostruire qui la propria casa. L’edificio in questione sorgeva accanto ad un fienile di pietra che nel passato ospitava gli animali e successivamente fungeva da legnaia.

Il primo livello della costruzione ospita la centrale termica. (Foto Alessandra Bello)

Il proprietario decide oggi di farne una piccola estensione del luogo domestico (di circa 20 metri quadrati)  ed è qui che nasce l’intervento poetico di Mentil. L’opera si colloca a pieno titolo nelle “micro-architetture” grazie all’inserimento di elementi di design ben studiati. La vasca e la sauna si affacciano sulla montagna e ciò conferisce un approccio rilassante e contemplativo: la sensazione di avere tutto quello che serve, «un luogo dove si guarda e si sta zitti», chiosa l’architetto.

primo piano con sauna

(Foto Alessandra Bello)

Significativo è quindi il legame tra architettura e paesaggio, interno ed esterno che dialogano costantemente in modo evocativo. Ogni elemento di design interno utilizza il legno, tranne la doccia di lastre di marmo locale: «Oltre a essere un materiale adatto a superare il “gap” che molte persone hanno nei confronti dell’architettura contemporanea, il legno mi serviva per rendere questo spazio più intimo, per acquisire quel colore del quale un ambiente di questo tipo necessita», spiega il progettista.

rivestimento interno in legno

(Foto Alessandra Bello)

Il piccolo giardino  davanti all’edificio, a servizio dell’ingresso della sauna, ci rimanda allo stile di Carlo Scarpa, con la sua stessa meticolosa attenzione ai dettagli e all’immagine complessiva dell’ambiente architettonico. “Il pezzo forte del progetto è la finestra – commenta Mentil – ampia, che guarda a Est, e che diventa cornice di un quadro in costante mutamento qual è il paesaggio. All’alba il sole invade la stanza, mentre al tramonto si può vedere lo spettacolo delle montagne illuminate dagli ultimi raggi”.

Federico Mentil Timau sauna in legno

La sauna di legno di cirmolo.

(Foto Alessandra Bello)

Attualmente la struttura è inserita nel circuito dell’albergo diffuso di Paluzza e si sviluppa su due piani e un soppalco, per un totale di 60 metri quadrati. Risulta energeticamente autonoma, grazie all’utilizzo dei pannelli solari, la captazione dell’acqua da una fonte limitrofa, una stufa a legno per il riscaldamento e i fuochi della cucina alimentati a Gpl.

Serena Giuditta