La tutela del patrimonio ipogeo e i catasti delle cavità artificiali

Il patrimonio ipogeo italiano è un elemento unico e prezioso che prende parte in modo più o meno silenzioso al nostro paesaggio.

Dare alla lucè il buio delle grotte e delle opere antropiche ipogee di importanza storica è esplorazione pura, oltre che documentazione geografica rigorosa, studio e ricerca scientifica accurata e appassionata.” – scrive Mario Chiesi, presidente della Società Speleologica Italiana in “Opera ipogea – Alla scoperta delle antiche opere sotterranee.

Esiste infatti il Catasto delle cavità artificiali, uno strumento importantissimo per poter conoscere e tutelare il patrimonio ipogeo del nostro Paese.

Ma cos’è la speleologia?

speologia

Quando parliamo di patrimonio ipogeo, facciamo riferimento a tutta una serie di elementi naturali sotterranei, che non vediamo se non andando a scavare e quindi a esplorare.

La speleologia delle cavità artificiali, a cui si riferisce la “speleologia urbana”, è un settore della speleologia il cui significato viene dal greco “spèlaion” = caverna e “lògos” = discorso. Costituisce la disciplina che si occupa dell’esplorazione, documentazione, tutela e divulgazione della conoscenza del mondo sotterraneo.

Volendo essere precisi, la speleologia in cavità artificiali studia, esplora e documenta tutte le cavità sotterranee che ricadono nella classificazione di ipogei interessati da modifiche o realizzati integralmente da attività antropica, come ad esempio i frantoi ipogei.

I catasti delle grotte e delle cavità artificiali

Per poter tutelare il patrimonio ipogeo è indispensabile una catalogazione. Ciò avviene grazie, appunto, ai catasti delle grotte e delle cavità artificiali. Questi ultimi sono veri e propri catasti che vanno a censire il patrimonio sotterraneo, che sia naturale (grotte) o di origine antropica (cavità artificiali).

Il patrimonio ipogeo in Italia è controllato nelle singole regioni dalle Federazioni Speleologiche Regionali che operano grazie ai singoli speleologi o a gruppi di speleologi affiliati.

Puglia: la regione più ricca di cavità artificiali

Tra le due tipologie, naturale o antropica, il patrimonio sotterraneo italiano è per lo più costituito da grotte. Le cavità artificiali sono infatti più rare rispetto alle grotte: tra le più interessanti per varietà e quantità troviamo la Puglia che presenta un vasto catasto delle grotte e delle cavità artificiali.

Dalla necessità di catalogare e studiare questo patrimonio naturalistico unico al mondo è nata l’esigenza di costruire un catasto speleologico all’avanguardia e in evoluzione grazie alle continue segnalazioni ricevute nel tempo, che vengono verificate dagli esperti di volta in volta.

Come fare a valorizzare le cavità artificiali e perché?

Dal punto di vista ambientale è quasi superfluo doverne sottolineare l’inestimabile valore. Il discorso ricade infatti nell’ambito storico-culturale, in quanto il patrimonio ipogeo costituisce materia storica per l’identità del luogo e va tutelato ai sensi della normativa nazionale sui Beni artistici, storici, culturali e archeologici.

In termini di rigenerazione urbana di un luogo, il patrimonio ipogeo, rappresenta uno strumento essenziale per connettere il tessuto storico urbano a quello contemporaneo. Parliamo infatti di valorizzazione e di riuso consapevole e sostenibile di questo patrimonio naturalistico.

L’aspetto più utile per valorizzare realmente un centro storico e i suoi edifici, è quello di conoscerne la storia fin dal sottosuolo. Non deve essere tralasciata alcuna traccia del percorso fatto dalla materia storica che arriva oggi fino a noi.

Oltre a essere una questione etica, questa riguarda anche la sicurezza degli abitanti e degli edifici antichi: possono verificarsi fenomeni di degrado dovuti a umidità da risalita, malfunzionamento di antiche reti per lo smaltimento delle acque chiare, collassi del terreno ecc., cioè tutta una serie di fenomeni che generano danni per lo più irreversibili per la conservazione del patrimonio storico.

Alcuni esempi di trasformazione di spazi ipogei italiani

spazi ipogei italiani

Riconosciamo la presenza in Italia di alcuni esempi virtuosi per la trasformazione del patrimonio ipogeo.

A Narni e a Napoli il patrimonio ipogeo è stato rivalorizzato e sfruttato per la fruizione turistica: Narni Sotterranea e Museo del Sottosuolo di Napoli.

Abbiamo la meravigliosa Matera, capitale della cultura ed esempio di patrimonio rupestre rivalorizzato parallelamente con quello ipogeo.

Grottaglie, in provincia di Taranto, possiede un intero quartiere dove i figuli (antichi artigiani della ceramica) avevano collocato le loro botteghe in spazi ipogei. Ad oggi prosegue nello stesso luogo la tradizione artigiana con l’obiettivo di farlo diventare un sito tutelato dall’UNESCO per la sua unicità.

La Normativa per la tutela del patrimonio ipogeo

Esistono direttive nazionali e regionali per quanto riguarda la tutela e valorizzazione del patrimonio ipogeo italiano

Direttiva 30 ottobre 2008. Interventi in materia di tutela e valorizzazione dell’architettura rurale.

D.M. 27 Settembre 2006. Criteri e modalità per la verifica dell’interesse culturale dei beni mobili appartenenti allo Stato, alle regioni, agli altri enti pubblici territoriali, nonché ad ogni altro ente ed istituto pubblico e a persone giuridiche private senza fine di lucro, che presentano interesse artistico, storico, archeologico ed etnoantropologico.

D.P.C.M. 12 Gennaio 2005. Individuazione della documentazione necessaria alla verifica della compatibilita’ paesaggistica degli interventi proposti, ai sensi dell’articolo 146, comma 3, del Codice dei beni culturali e del paesaggio di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42.

Lgs 22 Gennaio 2004. Codice dei beni culturali e del paesaggio

Legge regionale Puglia 4 dicembre 2009, n. 33 “Tutela e valorizzazione del patrimonio geologico e speleologico”.

Legge regionale Lazio 1 Settembre 1999, n.20 Lazio 1 Settembre 1999, n.20 “Tutela del patrimonio carsico e valorizzazione della Speleologia”

Legge regionale Emilia Romagna 10 luglio 2006, n. 9Legge regionale Emilia Romagna 10 luglio 2006, n. 9 “norme per la conservazione e valorizzazione della geodiversità dell’Emilia-Romagna e delle attività ad essa collegate”

Legge regionale Toscana 2 Aprile 1984, n.20 “Tutela e valorizzazione del patrimonio speleologico. Norme per lo sviluppo della speleologia”

Legge regionale Umbria 23 Settembre 2009, n.19  “Tutela e valorizzazione del patrimonio speleologico. Norme per lo sviluppo della speleologia” (all’art. 22)

Legge regionale Basilicata 13 Agosto 2015, n.32 “Conservazione e valorizzazione del patrimonio geologico”

Serena Giuditta