Alvar Aalto: la casa sperimentale a Muuratsalo

Quando attraversiamo la proprietà degli eredi di Alvar Aalto sullo scosceso crinale boschivo che si inabissa nelle acque del lago Päijänne – siamo nella Finlandia centrale – si percepisce un senso di protezione, come se ci si stesse dirigendo verso un rifugio ospitale. Apparirà solo dopo aver inciampato tra le radici di pini rossi, ascoltato i fruscii tra le fronde di betulle e annusato il sottobosco ricco di funghi e di frutti dolcissimi.

D’un tratto, come se il nostro desiderio di protezione avesse saputo rendersi materia, ci imbattiamo in una struttura cubica in mattoni imbiancati, un’immaginifica Arca capitata su un Ararat all’ombra cangiante dell’aurora boreale. Un segno asciutto, due lame a V nivee emergono dallo sfondo smeraldino della foresta a pochi passi dall’acqua di colore cobalto, proprio come i paesaggi descritti nel Kalevala, il poema epico nazionale che ricercava le sopite origini del popolo della terra di Pohjola, ossia la Finlandia.

Apparente segno astratto nel virgineo paesaggio forestale, un object trouvé, anomalo iceberg sopravvissuto all’ultima glaciazione proprio sul promontorio di Velakallio, sull’isola di Muuratsalo. Così, una giusta dose di curiosità ci sprona a proseguire sino a ritrovarci di fronte ad un monumentale varco che pare aspettare da troppo tempo un portone, ma invano. Tuttavia la cancellata non serve perché la soglia è labile in quanto i mattoni della pavimentazione si confondono con il fogliame rinsecchito della ‘ruska’, il variopinto autunno scandinavo.

La casa sperimentale di Alvar Aalto

Ci troviamo davanti ad un idillio uscito da un’Arcadia ad una latitudine estrema, perché lo spazio delimitato dai setti murari genera un patio quadrato, su cui si affacciano gli spazi domestici, completamente rivestito da mattoni, piastrelle, frammenti di marmo italiano in una varietà di forma, di trama e di colore che non erano intuibili dall’esterno del volume. È come se il nucleo dell’ipotetico iceberg fosse composto da un cuore magmatico che ne ha disciolto una parte. Ha lasciato spazio alla flora di fare capolino, anch’essa incuriosita dal pastiche materico ivi conservato.

Il tema del chiostro fa parte del patrimonio edilizio del nostro territorio, ma è pressoché estraneo a quello finlandese, se non in rari casi, come nella tipologia della fattoria della Carelia, più volte citata dallo stesso Alvar Aalto. Funge da luogo di socialità; proprio qui, infatti, doveva ardere la brace per le feste in compagnia degli amici più cari. In questo modo Aalto ha riunito entro un patio i quattro elementi naturali, rendendo loro omaggio con la consueta semplicità che contraddistingue i popoli del Nord.

Source: www.archdaily.com

Proprio adesso proviamo quel senso di familiarità domestica che avevamo solamente intuito poc’anzi: tutto si fa chiaro e ci sentiamo in pace, o meglio, a casa.

Questa ‘piazza del Campo’ in miniatura somiglia ad un ‘patchwork’ schizofrenico composto da pietre, mattoni e mattonelle raccolte nel vicino sottobosco, al fine di delimitare un recinto sacro dove venerare una divinità silvana appartenente al pantheon baltico. In un certo senso non ci allontaniamo eccessivamente dalla decisione di Alvar Aalto di omaggiare il Genius Loci che rende unica la piccola baia: in estate essa è visibile solo da chi naviga sulle acque lacustri, come fecero Alvar ed Elissa Aalto in un lontano giorno del 1949 quando si innamorarono dell’aspro lotto di terreno. Tant’è vero che dalla spiaggia si ha un ricordo di rudere, come se il soffitto e la copertura fossero state sfondate sotto al peso di un’abbondante nevicata, mentre la stabilità della pietra ha mantenuto intatte solo le pareti, proprio come succede sui monti di Delfi.

Fu proprio l’altro «Genius» Aalto (come ebbe modo di soprannominarlo F.L. Wright) che si sbizzarrì nella posa dei mattoni a vista sulle superfici del Foro, gli stessi scartati, perché difettosi, dal vicino cantiere per il Municipio di Säynätsalo. La varietà cromatica e materica faceva riferimento ai muretti a secco che impreziosiscono i nostri centri storici e che lo stesso Alvar Aalto aveva avuto modo di apprezzare di persona.

Ecco un altro motivo per il quale ci si sente a casa.

Luca Placci

 

 

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