Alvar Aalto e Leonardo Mosso, un’amicizia nell’Architettura

Dopo aver percorso una tortuosa via sterrata tra ippocastani e noci, si giunge presso un’oasi incastonata nel versante della stretta valle delimitata, da un lato, dal colle di Superga nel torinese.

Lì una bianca ed austera facciata di un casolare pare voler intimorire il visitatore solitario, perso tra le pieghe della stretta gola senza nome. Ma l’epifania architettonica perde l’aura di mistero una volta che si viene accolti dalla coppia di architetti Leonardo Mosso e dalla moglie Laura Castagno.

Nel 1971 i proprietari di casa hanno fondato l’Istituto Alvar Aalto con il Museo dell’Architettura delle Arti Applicate (MAAAD).

Un brivido mi percorre nel momento in cui stringo le loro mani, consapevole del fatto che esse, a loro volta, hanno stretto quelle di artisti, architetti, intellettuali di prim’ordine del panorama novecentesco.

In un certo senso pare di ritrovarsi in Finlandia e, forse per questo motivo, la coppia scelse di stabilirsi qui per seguire le orme del proprio mito: Alvar Aalto. Quest’ultimo fu loro ospite nel vasto ’eremo laico’ in diverse occasioni, sicché fu amico di lunga data, tanto che Leonardo Mosso ebbe l’onore di lavorare nel suo studio a Helsinki.

Luca Placci

Leonardo Mosso, un sogno ed un biglietto ferroviario

«Dopo essermi laureato in architettura al Politecnico di Torino –racconta con viva lucidità il novantaduenne- mi sono recato in treno in Finlandia, dove volevo conoscere Alvar Aalto. Sono stato assunto presso il suo studio ed il sogno è diventato realtà». Da quel momento Mosso è rimasto legato ad Aalto sino all’anno della scomparsa di quest’ultimo, avvenuta nel maggio del 1976.

Erano passati solo una manciata di anni da quando la coppia Mosso-Castagno aveva acquistato il casolare di Pino Torinese, il cui piano terreno oggi si presenta come una vastissima sequenza di Wunderkammer zeppa di testimonianze di una vita vissuta a stretto contatto con gli illustri intellettuali.

Le stanze si susseguono come una sequenza filmica densa di dettagli, quasi come se il regista ci avesse sfidato a cercare di identificare più oggetti possibili nel corso del nostro incedere incerto tra pile di volumi sull’architettura razionalista, quadri futuristi, mezzibusti, lampade e sedie di design. Una parte di storia è tangibile grazie alla perizia con cui gli architetti si sono impegnati a collezionare i ricordi di una vita.

Si trovano anche fotografie e ritratti con amici, tra cui si riconoscono Alberto Sartoris, trade-union con Le Corbusier, Bruno Munari, Gio Ponti. E. N. Rogers, Oscar Niemeyer, di cui si conservano disegni autografi, stampe e volumi, proprio accanto ai progetti per i grattacieli americani di Mies Van der Rohe e di Frank Lloyd Wright, quest’ultimo incontrato in occasione della sua mostra fiorentina nel 1951. E proprio nell’ambito espositivo, si deve essere grati a Leonardo Mosso per aver allestito quella su Alvar Aalto a Palazzo Strozzi nel 1965, occasione che rese celebre il finlandese agli occhi degli italiani.

Non a caso Leonardo Mosso fu il garante dei progetti Aaltiani in Italia, ed essi, può stupire, non furono pochi. Lo dimostrano le numerose cartelle dedicate ad ognuno di questi, raccolte sulle mensole disegnate dall’artista-architetto. Egli affiancherà in modo paritetico il finlandese in molte occasioni.

Luca Placci

Ma non solo librerie, mobili di design e manifesti di ogni tipo sono appesi alle pareti. Dai soffitti pendono, come variopinte ragnatele, geniali strutture aeree che paiono librarsi nello spazio: sono le installazioni composte da sottilissimi steli di legno disegnate dall’artista di casa e sono in grado di donare un fascino volubile all’ambiente.

Queste nuvole in stecche di legno intrecciate paiono volerci condurre al Sancta Sactorum dell’artista Mosso, l’atelier in cui egli tutt’ora si ritrova con immutata passione a giocare con le forme. Lo si capisce quando descrive la sua Nuvola Rossa esposta in una sala di Palazzo Carignano nel 1974 poi demolita.

Tuttavia, l’emozione più forte ci pervade una volta entrati nella fucina dell’artista-Demiurgo, l’ampio stanzone illuminato da piccole finestre ben orientate e da un abbaino che occhieggia sul cielo. Qui si partecipa della creatività che viene resa tangibile grazie alla sospensione di migliaia di modelli in ogni scala delle sue ‘architetture multiformi sospese’. Un percorso centrifugo volto a disorientarci per sviluppare una speciale catarsi, un sistema raffinatissimo di installazioni senza eguali in continua evoluzione.

Sembra quasi di entrare in una foresta spoglia, una vera opera d’arte totale, fusa con l’architettura. Così come un’autentica foresta in crescita, anche questa camera muta ogni volta che l’artista agisce mentre realizza le nuvole in legno. Nuvole dalle quali si decifra la geometria frattale e per questo proviamo un senso di levità ed anche le parole dei proprietari di casa sono ovattate dalle metamorfiche sculture.

Inoltre, queste paiono aver varcato la soglia del laboratorio, visto che si trovano composizioni con barre di alluminio e neon su una scala monumentale, quasi come se l’autore avesse voluto disseminare di forme bizzarre il sottobosco della vasta proprietà di 8 ettari.

E così come si è giunti a questo archivio delle idee e dei ricordi dei coniugi Mosso ci congediamo, consapevoli di aver potuto, anche solo per qualche ora, confrontarci con la storia mantenuta viva grazie alla benevolenza dei proprietari del casale.

Vorresti approfondire la figura del Maestro Alvar Aalto? Leggi il nostro articolo dedicato a lui

 

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