Alberi senza radici nel cuore di Manhattan: la High Line di New York

La High Line di New York, la metropolitana che diventò un parco

Chi non ha mai sognato di trovarsi a camminare tra i grattacieli di Manhattan? E se questa passeggiata avvenisse a qualche metro dal livello stradale in una dimensione pressoché onirica, ovattata tra alberi e palazzi? Da qualche anno a questa parte non ci si deve più accontentare di sognare una simile promenade visto che la High Line è diventata l’icona della rinascita post 11 settembre.

Per questo parco si deve ringraziare il gruppo di new yorkesi che nel 1999 si riunirono in un comitato di quartiere per proporre soluzioni originali e definitive al fine di ridare vita al viadotto ferroviario mercantile dismesso dal 1980. Come una cicatrice netta, esso incideva l’intero fianco del distretto occidentale di Manhattan.

I ‘Friends of High Line’ intendevano opporsi alla decisione della municipalità di abbattere la struttura sopraelevata in stile Decò degli anni Trenta, convinti della sua importanza nel tessuto urbano, riconoscendo in essa il simbolo dell’intero East End.

Nonostante il suo aspetto degradato, la High-Line ha conservato un animo severo, illustre con i suoi piloni in ghisa nera tratteggiati dalle file di bulloni, così come le ringhiere ‘fiorite’ con macchie di ruggine che ornavano gli intarsi.

La lungimiranza e la caparbietà dei ‘Friends’ hanno mosso un entusiasmante meccanismo sociale che ha portato ad uno dei giardini più originali del nuovo millennio.

La rete ferroviaria che oltrepassa i macelli e le officine sull’Hudson rimase a lungo in bilico tra le proposte di demolizione ed i rinnovi inoltrati dalle amministrazioni comunali. Non si trovarono (o non si vollero trovare) i fondi necessari per mettere in atto le operazioni di smantellamento del mastodontico biscione nel cuore della metropoli.

A quel punto vennero proposti diversi progetti visionari da parte degli abitanti assistiti dagli addetti ai lavori che avevano organizzato workshops, incontri e feste a tema per sensibilizzare gli ultimi scettici. Si scelse il disegno di un parco urbano.

Source: Youtube

Dal 2009 si può passeggiare comodamente tra le fronde delle betulle ed i grattacieli più conosciuti del pianeta.

La peculiarità di questa route tra Gansevoort Street e la trentaquattresima strada, dove si trovano le scale, è quella di concedere scorci insoliti sulla metropoli senza dover attraversare trafficati incroci o evitando di doverci sforzare a fischiare ad un ‘yellow cab’. Ci possiamo concedere alcune ore di serenità, lasciandoci guidare dal nostro istinto, anzi, dalla High Line stessa, unico parco lineare dal carattere multiforme e vitale in ogni stagione.

La High Line si presenta con svariate situazioni ambientali perché si sono mantenute le rotaie del tracciato originario che sono state impiegate per realizzare futuristiche chaise-longues rotabili, mentre un anfiteatro all’aperto concede uno spaccato vertiginoso su una congestionata Avenue, e ci fa ringraziare di stare seduti all’aperto e non nell’abitacolo di un suv in coda al semaforo.

In questo modo, oltre ad aver fornito nuovi posti di lavoro in un’area depressa, si è rigenerata la biodiversità con la piantumazione di specie autoctone della fascia atlantica, grazie alla supervisione del paesaggista Piet Oudolf. L’olandese e il suo team hanno voluto che ognuna di queste ‘piazzette’ fosse arricchita da erbe simili a quelle nate spontaneamente tra le traversine dei binari negli anni Ottanta, oggi scenario per installazioni artistiche degne di un museo di arte contemporanea.

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A riprova del successo, la sede del Whitney venne inaugurata nel 2015 nel Meatpacking District alla presenza di Renzo Piano che ne ha curato la progettazione, al principio del percorso lineare. In questo modo il carnevale delle automobili parcheggiate a dieci metri ai piedi del biscione metallico si fonde visivamente con le sculture avveniristiche, con i murales variopinti e con le installazioni di artisti emergenti.

Luca Placci