Andare al museo diventa cool: quanti sono i musei in Italia?

Andare al museo diventa un’attività innovativa e “cool”.

Mentre in passato il museo era visto come spazio chiuso e autoreferenziale, oggi lo troviamo sorprendentemente tra i luoghi preferiti dagli italiani da vivere nel tempo libero. Ce lo rivelano i dati provenienti da Istat: dal 2013 ad oggi i visitatori dei musei sono passati da 38 milioni a oltre i 50 milioni all’anno. Quasi un giovane su quattro, con età compresa tra i 18 e i 25 anni, dichiara di essere assiduo frequentatore di musei: sarà il nuovo luogo della cultura e della socialità? 

Ma quanti sono i musei in Italia?

Ad oggi sono 4.588 musei presenti in Italia, dove circa un terzo del Paese ospita almeno una struttura a carattere museale. Le regioni italiane con maggior numero di istituti sono la Toscana (550), l’Emilia Romagna (440) e il Piemonte (397).

Tra le mostre favorite dagli abitanti italiani troviamo le collezioni di storia naturale e di scienze naturali (con un valore medio di oltre 120.000 unità conservate) e quelle di arte sacra, al contrario, le più esigue (meno di 700 elementi per struttura). Le raccolte archeologiche si attestano su 47.000 pezzi circa, quelle di arte moderna e contemporanea sui 13.300, quelle specializzate sui 12.900, quelle industriali o d’impresa sui 2.700.

Inoltre, circa l’80% dei musei e istituti similari d’Italia offre ai visitatori la possibilità di usufruire di visite guidate: sono queste a rendere la vista più dinamica e piacevole.

Quando il web sostiene l’arte… (ma l’arte non è ancora pronta) 

Più della metà dei visitatori accede alle mostre con un biglietto acquistato in prevendita: questo fa riflettere sul potenziale della tecnologia. L’on-line è ritenuto, infatti, un luogo nel quale i musei e gli spazi di cultura vengono valorizzati e stanno cominciando a muovere significativi passi in avanti. La maggior parte degli intervistati dichiara di aver letto dell’evento della mostra su un articolo web.

La cultura in Italia

La cultura in Italia

Tra i dati, però, notiamo che soltanto il 50.7% dei musei possiede un proprio sito web, il 42,3% pubblica online il calendario delle iniziative e degli eventi, il 22,6% diffonde anche una newsletter, appena il 16,3% permette l’accesso online a singoli beni selezionati e il 13,3% rende disponibile un catalogo digitale. Meno di un decimo degli istituti (9,4%) offre ai visitatori connettività Wi-Fi gratuita tramite hotspot. Solo il 16% dei musei è attivo nelle community virtuali, attraverso social network, blog e forum, a conferma di una familiarità molto ridotta con i meccanismi comunicativi e partecipativi resi possibili dal Web 2.09.

Circa il 5,7% degli Istituti utilizza Internet per il servizio di prenotazione e vendita biglietti e si denota una percentuale veramente bassa per coloro che hanno predisposto applicazioni rivolte a smartphone e tablet (3,4%). La metà dei musei (45,8% del totale) organizza e svolge attività collaterali. Una percentuale che gli istituti d’arte portano al 62,6% e quelli di arte moderna e contemporanea al 64,2%. Questa tipologia di attività, quindi allestimenti temporanei, convegni, etc., tende a diminuire notevolmente nel settore dell’archeologia (14,6%). In media ogni istituto ha allestito circa tre mostre ed esposizioni temporanee nel corso dei dodici mesi.

Camila Ferrari

Source: Camila Ferrari

Un dato interessante è che circa due istituti su tre si è occupato di sviluppare progettualità rivolte alla riproduzione digitale dei beni e delle collezioni in possesso. Ancora, quasi la totalità degli istituti (93%) ha migliorato il servizio offerto attraverso interventi di risanamento e restauro conservativo. Le azioni condotte contribuiscono di conseguenza a preservare un patrimonio culturale e a garantirgli le migliori condizioni per il trasferimento alle generazioni future. Un dato interessante che emerge è la poca conoscenza del visitatore. Infatti, si potrebbero effettuare ricerche rivolte alla conoscenza degli stessi al fine di potenziare e migliorare il servizio offerto.

Redazione 

Infografica a cura di Antonio Ippolito