L’anniversario della caduta della Palla Dorata della cupola del Duomo di Firenze

Oggi cade un anniversario davvero insolito e ricordato soltanto da pochissimi amanti della Storia.

Proprio di crollo si tratta, non semplicemente in maniera metaforica, ma propriamente fisica. Lo chiariremo tra poche righe.

Luca Placci

Ma, prima di tutto, vi poniamo un quesito per sondare le vostre doti di grandi osservatori. Se siete stati, almeno una volta nella vostra vita in visita a Firenze, avrete di certo ammirato la maestosità del Duomo e vi sarete trovati con il naso all’insù per scorgere la ‘piccola’ lanterna alla sommità della cupola, il notissimo capolavoro d’ingegneria di Filippo Brunelleschi. Stando con gli occhi puntati verso l’alto, avete per caso notato una lastra circolare di marmo bianco sulla pavimentazione della piazza ad est dell’abside di Santa Maria del Fiore? Per intenderci è quella che solitamente viene utilizzata da piedistallo per scattare raffiche di selfie con il bel cupolone sullo sfondo, ma la sua funzione originale è ben diversa ed un poco lugubre…

Proprio questa pietra lisciata dalle suole dei turisti che hanno amato la città, Culla del Rinascimento, è l’ombelico della nostra argomentazione, in quanto venne posta a seguito della rovinosa caduta della Palla Dorata di bronzo che corona la sommità della cupola. Lo sapevate già?

Luca Placci

È curioso leggere la cronaca della posa della pesante Palla Dorata nel 1471, grazie alle annotazioni sul diario di un farmacista fiorentino, Luca Landucci, il quale, ci tenne a ricordarlo, il giorno prima che gli addetti dell’Opera del Duomo si impegnassero nell’arditissima impresa aveva potuto assaggiare per la prima volta lo zucchero, dono di un mercante portoghese.

Ma la dolcezza è aliena alla nostra storia, perché, con un salto in avanti, ci troviamo nella notte del 27 gennaio 1601, nel bel mezzo di un acquazzone. Precisamente alle 5.00 del mattino, un potentissimo fulmine colpì proprio la Palla Dorata che attirava le scariche elettriche con i suoi 18 quintali di bronzo. La eccessiva veemenza del fulmine fece oscillare la croce puntata sulla sfera, a tal punto da far cedere il suo bottone (piedistallo). La caduta fu inevitabile e la gravità fece il resto.

Possiamo solo immaginare lo spavento dei fiorentini che, al fragore di tegole rotte e marmi scheggiati, si accorsero dell’incidente. Per fortuna nessuno percorreva le strade limitrofe, visto che i frammenti di bronzo vennero trovati ad alcuni metri di distanza.

Così si decise di imprimere sulla pietra questo anniversario nefasto, tanto che si credette che, quella fatidica notte, fosse giunta la fine del mondo. I cittadini posero una pietra d’inciampo sul punto in cui la Palla Dorata toccò terra. Una lastra perfetta, circolare come l’enorme biglia con i suoi 2,30 metri di diametro.

Luca Placci

Solo un anno dopo si ricollocò la nuova sfera che avrebbe dovuto brillare per chilometri di distanza e rendere i fiorentini, di nuovo, orgogliosi della propria cattedrale.

Per scongiurare un altro incidente, si ricorse ad un accorgimento poco scientifico, ma, non per questo, meno efficacie: infatti vennero depositate alcune reliquie all’interno del volume di metallo, siccome non era ancora stato inventato il parafulmine.

Siamo pronti a scommettere che la prossima volta che vi troverete a transitare sulla piazza avrete gli occhi puntati sulla Palla Dorata e affretterete il passo. Specialmente se dovesse iniziare a piovere.

 

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