Non solo vino! Wineleather: quando lo scarto diventa opportunità

Parliamo di Wineleather: un tessuto 100% vegetale che nasce dagli scarti della produzione del mosto d’uva.

 

Dietro la produzione di ogni bottiglia di vino si cela un universo meraviglioso, composto da tradizione, sacrificio e dedizione. Un’attenzione continua, dalla semina all’etichetta, capace di realizzare un prodotto di estrema qualità, di creare numerose figure professionali e guadagnarsi il costante interesse imprenditoriale. La vitivinicoltura si conferma come un settore in continua evoluzione che, grazie all’affiancamento dello sviluppo tecnologico, unito alla ricerca continua di nuovi processi e di nuovi prodotti, ha portato alla valorizzazione di quello che dell’uva fino a pochi decenni fa veniva gettato via: le bucce.

VEGEA, una start-up italiana, ha intuito la possibilità di trasformare un sottoprodotto agricolo, uno scarto a tutti gli effetti, nell’opportunità di realizzare nuovi materiali ecosostenibili. Nel 2017, infatti, grazie al lavoro del fondatore Gianpiero Tessitore e del chimico industriale Francesco Merlino, viene depositato il brevetto di un tessuto bio-based, 100% vegetale. 

La Wineleather (letteralmente “pelle di vino”)realizzata con  bucce, semi e raspi del grappolo d’uva da vino, trova applicazione nei settori fashion & design, automotive & transportation e packaging.

Nel mondo, ogni anno, dalla produzione di 26 miliardi di litri di vino si possono ricavare quasi 7 tonnellate di vinaccia, che viene trasformata in una materia prima dal grande valore aggiunto ed utilizzata per produrre 3 miliardi di metri quadrati di Wineleather. Una resa interessante non solo per qualità e consistenza, ma anche per il suo aspetto che presenta caratteristiche meccaniche, estetiche e sensoriali del tutto simili a quelle della pelle di derivazione animale.

credits: https://unsplash.com

Questo conferma che la concezione di un’agricoltura compatibile e intelligente porta ad un radicale miglioramento del sistema di gestione degli scarti agroindustriali, sviluppando tecnologie che ne consentano e promuovano il recupero rispetto allo smaltimento.

Il primo mercato ad accogliere con entusiasmo la novità, nell’ottobre 2017, è stato quello della moda.  A Milano, presso la Vigna di Leonardo, VEGEA ha presentato un’intera linea di abiti e accessori che esaltano la versatilità della Wineleather, grazie alla collaborazione dello stilista ed eco-designer Tiziano Guardini. Attualmente il prodotto è in fase di industrializzazione e non sarà ancora possibile averlo sugli scaffali, ma l’obiettivo di Giampiero Tessitore è quello di arrivarci a breve.

Nel frattempo, la Wineleather ha già ottenuto grandi riconoscimenti:

  • l’assegnazione del primo premio del Global Change Award nel 2017 da parte di  H&M Foundation, che sostiene le realtà imprenditoriali nascenti in grado di ridurre l’impatto ambientale di uno dei settori industriali più grandi e inquinanti al mondo;
  • l’inserimento nell’Eu Top 50 Competition, iniziativa del Parlamento Europeo che premia le migliori 50 start-up del Vecchio Continente;
  • la selezione tra i finalisti del PREMIO SPECIALE INVITALIA dell’ottava edizione del Premio Gaetano Marzotto, gruppo storico nel mondo della produzione tessile che coniuga una grande tradizione con ricerca e innovazione continua.

Alla luce del grande successo della giovane start-up italiana, è bello pensare che la legge non scritta del “Non si butta via niente!” possa vincere ancora.

 

Alice Cibelli

 

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