Starbucks a Milano: il caffè americano che ama l’Italia

Negli ultimi giorni si è parlato davvero molto dell’arrivo di Starbucks a Milano e, come ogni volta che qualcosa di nuovo accade, sono stati scritti una miriade di articoli sensazionalistici sulle infinite code di frementi clienti che, in fila e all’esterno, attendevano di entrare.

Detto questo, una domanda, almeno ad alcuni, sorge spontanea: «è davvero questa la parte interessante di Starbucks a Milano?»

Noi, con tutta franchezza, pensiamo che non lo sia affatto; è infatti più che normale che una novità susciti interesse e tanto chiasso. Quello che dobbiamo realmente chiederci, infatti, è se un simile entusiasmo per Starbucks a Milano sia destinato a durare oppure a esplodere come una bolla di sapone.

Sulle prime, parecchi sono stati gli scettici al riguardo (e ce ne saranno sicuramente ancora molti); chi scrive, ad esempio, era, fino a pochissimo tempo fa, un membro di questa dubbiosa categoria di uccelli del malaugurio che, convintamente, avrebbero giurato che l’esperienza di Starbucks a Milano sarebbe durata pochissimo.

Chi, infatti, berrebbe un caffè americano nella patria dell’espresso? Perché bere un brodo nero annacquato se ci si può concedere dell’oro nero concentrato in una crema vellutata?

Queste domande sono legittime, ma ciò che può far cambiare idea agli scettici è, a dire il vero, proprio quest’ultimo punto appena richiamato: quello che abbiamo prima definito «brodo» è infatti sostituito, in esclusiva per il primo punto vendita di Starbucks a Milano, con una vasta serie di varianti del caffè lungo molto più ricercate (i gusti raffinati italiani hanno costretto la nota caffetteria americana ad affinare le proprie offerte); in secondo luogo, l’indubbia particolarità e bellezza dei prodotti offerti non entra in contrasto con ciò che le caffetterie classiche hanno da offrire: in base all’umore si può aver voglia dell’uno o dell’altro (Starbucks quando ci si sente estrosi, la tanto e sempre amata caffetteria del centro quando, assaliti dalla nostalgia, abbiamo voglia di immergerci in luoghi classici e a noi noti).

Detto questo, cerchiamo di vedere, nel dettaglio, le due ragioni per le quali Starbucks a Milano ha davvero delle buone carte da giocare per vincere la difficile sfida italiana:

Un menù riccamente assortito

Il menù è, come suggerito dal titoletto, davvero molto ricco (il caffè viene presentato in 115 differenti combinazioni) e, come abbiamo più sopra accennato, non in competizione, per la maggior parte, con quello di una classica caffetteria (ragione per la quale potrà avere successo).

Vediamo dunque brevemente, dopo l’immancabile sosta presso il menù pensato per tutti i giorni, i “pezzi forti” dell’offerta di Starbucks a Milano.

La proposta di base è piuttosto tradizionale: caffè espresso, caffè americano, cappuccino, marocchino, caffè d’orzo e latte macchiato (i prezzi sono, invece, meno tradizionali, più audaci diciamo).

Superato il primo passo, entriamo invece in un mondo davvero incredibile, fatto di novità e squisitezze che sembrano domandarci a gran voce: «provami, sono qui per te!»; e noi, dal canto nostro, non possiamo che farci catturare da…

  • Le varie miscele ottenute con l’azoto liquido, ad esempio, come il superlativo Nitro Flat White che, con 6 euro, sarà in grado di offrirvi un’incredibile vellutata di latte e caffè o, per chi volesse, al sentore di tè alla pesca o cioccolato.
  • I Cold Brew, ovvero una serie di bevande estratte a freddo dove il caffè, riposando per venti ore a bassa temperatura, può poi essere usato in varie ricette.

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  • Il Brera e l’Emerald Mule, rispettivamente le versioni, riviste da Starbucks a Milano, del Manhattan e del Moscow Mule.

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  • L’espresso frizzante e i caffè shakerati.
  • Per ultimo, ma forse il più importante, il gustosissimo e innovativo gelato all’azoto creato da Starbucks a Milano in collaborazione con l’artigiano del gelato torinese Alberto Marchetti; i primi tre gusti del primissimo gelato proposto da Starbucks, grazie a Marchetti, hanno un sapore, un profumo e un aspetto completamente italiani: un fiordilatte, un sorbetto al caffè e un gelato, sempre al caffè.

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Interni ineccepibili

Nessuno lo può ignorare: una delle motivazioni principali che ci spingono a tornare in un posto è proprio l’arredamento; un ambiente accogliente e stimolante ci fa sentire bene e sollecita la nostra voglia di “abitare”, un locale desolante, invece, risveglia il nostro desiderio di fuga. E Starbucks a Milano, diciamolo pure, non ne ha sbagliata una: tutto ciò su cui i nostri occhi possono posarsi è infatti stato immaginato e creato da chi non fa certo dell’improvvisazione il proprio stile di vita.

Infatti, per il punto vendita italiano, configurato nella versione Roastery, ovvero il formato più lussuoso della caffetteria americana, hanno lavorato 280 artigiani italiani che, con la loro esperienza e buon gusto, hanno contribuito a rendere Starbucks a Milano uno dei punti vendita più belli del gruppo.

Parecchie “chicche” non possono certo passare inosservate, entrando nell’ex Palazzo delle Poste di Piazza Cordusio; giusto per fare solo qualche esempio:

  • La tostatrice Scolari, prodotta poco lontano da Milano, che, con i suoi colori vivaci e le sue linee morbide e sinuose, sembra volerci portare indietro nel tempo, in un’epoca in cui il fumo di sigaretta appartava, avvolgendoli, i clienti e le ragazze leggevano romanzi sedute al bancone.
starbucks a Milano

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  • I preziosi pavimenti alla palladiana che, fin dal primo passo all’interno della caffetteria, sono in grado di immergere il cliente nel tipico habitat nord-italiano.
interni starbucks Milano

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  • Il bianchissimo marmo toscano che riveste i banconi, il legno di rovere delle sedie e dei tavoli e i molti particolari in bronzo, metallo dal fascino caldo e ornamentale.

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  • Le due sculture, una in bronzo e una in marmo, raffiguranti la sirena, noto simbolo della caffetteria americana. Da notare: l’italianità, presso Starbucks a Milano, è presente in ogni più piccolo dettaglio fino alla sirena in marmo, realizzata dallo scultore toscano Giovanni Balderi.

Giunti alla fine di questo nostro articolo, speriamo di essere riusciti, con brevità e chiarezza, a mostravi le principali ragioni per le quali, noi di Habitante, siamo quasi del tutto convinti che Starbucks a Milano, ma non solo, anche in altre città d’Italia, potrà davvero avere successo, giocandosi, come d’altronde sta già facendo, le carte giuste; e questo nostro sentore, che non è solo nostro, sembra anche ispirare i dirigenti della nota caffetteria di Seattle visto che, secondo alcune indiscrezioni, si starebbe già lavorando per aprire altri quattro punti vendita in Lombardia.

Volete sapere quali?

La certezza ovviamente manca, ma, da quello che si riesce a capire, uno sarà aperto a Malpensa, mentre almeno altri due punti vendita verranno inaugurati in centro a Milano, forse in piazza San Fedele e in piazza XXV Aprile.

Se, in queste fredde e lunghe giornate che ci spettano, doveste trovarvi a passeggiare in piazza Cordusio, intorpiditi dalla noia e avvolti dalla nebbia e dalla pioggerella, beh, sapete cosa fare…

Prendetevi un bel caffè bollente!

Starbucks a Milano vi aspetta.