Vazapp l’hub rurale dove si coltivano idee

Oggi ho chiacchierato con Chiara Pirro, responsabile del settore creativo di Vazapp, una comunità di professionisti, ricercatori, creativi e comunicatori, uniti con l’obiettivo di valorizzare il settore agricolo e agroalimentare grazie al coinvolgimento dei giovani per creare relazioni sociali che valorizzino il territorio. Il progetto nasce grazie alla volontà di Don Michele de Paolis, sacerdote salesiano. Tra le molte opere che ha voluto in America Latina e in Capitanata, c’è l’Associazione Terra Promessa, nata per dare ai giovani consapevolezza che ogni terra è quella giusta. Vazapp nasce proprio da questa associazione, e con l’intento di creare percorsi nuovi per l’ascolto e l’evoluzione del mondo agricolo, del turismo e dei settori connessi, viene fondata anche la cooperativa Terra Terra.

Chiara raccontami chi siete, com’è nata questa idea e chi sono le persone che lavorano a questo progetto.

Il progetto nasce da un’associazione che si chiama Terra Promessa, nata dalla spinta ricevuta da un giovane parroco di 92 anni, Don Michele de Paolis,  che vivendo il territorio della Capitanata si è reso conto di come l’attività agricola fosse sì l’attività principale, ma che allo stesso tempo non fosse valorizzata. E che molti giovani invece che portare avanti il lavoro di famiglia e far fruttare l’opportunità di coltivare la terra decidono di allontanarsi dai loro paesi di origine. L’idea era quella di aprire il territorio all’accoglienza per ospitare altri giovani che si occupano dello stesso lavoro per creare momenti di scambio e di crescita.

Io sono arrivata ad unirmi al progetto quando era già avviato, lavoravano da un anno circa, quando Giuseppe Savino, founder di Vazapp, ha chiesto a me e a due miei colleghi designer di progettare un oggetto che aiutasse nelle relazioni durante le contadinner®, un kit per cenare che allo stesso tempo favorisse il dialogo durante le cene. Così è nato Raccontadinner, un kit composto da un tagliere che permette di tenere le mani libere per incontrarsi con le altre persone, scambiare biglietti da visita e informazioni. È predisposto già con una fessura per il bicchiere che poi porta con sè anche una sorta di supporto in cartoncino su cui prendere appunti e con una tasca in cui poi conservare i biglietti da visita presi durante la serata, appunto per rafforzare le relazioni durante le cene. Questa è stata la prima collaborazione con loro.

Del gruppo di lavoro fanno parte diverse figure professionali che comprendono tutte le competenze che andiamo a mettere in campo durante le nostre attività. Ci sono ricercatori dell’Università di Foggia che hanno scritto pubblicazioni proprio sull’innovazione sociale in campo agricolo, creativi, io stessa ho un Master in Cooperazione Internazionale, videomaker e social media manager, e poi Giuseppe, il fondatore, che è un agricoltore che ha fatto esperienza con il progetto Bollenti Spiriti della Regione Puglia.

credits Vazapp

In cosa consistono i modelli di social-innovation che proponete?

Come avrai notato ci piace giocare con le parole! Le contadinner®  sono delle cene che organizziamo a casa dei contadini. Spesso questi sono invitati a partecipare a convegni ed incontri in luoghi troppo formali e in orari scomodi, che non tengono conto dei loro ritmi lavorativi. E in queste occasioni il più delle volte si affrontano temi che li riguardano ma magari senza conoscerne realmente il lavoro e le necessità. Per questo ci è venuta l’idea di andare a casa loro, ascoltarli e offrire la nostra esperienza professionale per permettergli di incontrare delle persone che condividono le loro stesse esperienze e necessità e favorire la conoscenza reciproca e lo scambio di idee.

Abbiamo scelto la formula della cena perché la sera è l’unico momento libero della giornata dei contadini e le facciamo di venerdì per favorire la partecipazione degli stakeholder.

L’organizzazione è questa: l’host che ci ospita mette a disposizione gli spazi e invita i suoi vicini. Ognuno degli invitati porta qualcosa da cucinare, prodotti delle loro terre, e l’host provvede all’organizzazione della cena. Noi arriviamo nella sua casa, gli chiediamo di aprirci le porte e lo aiutiamo a rendere la casa un luogo accogliente, ma sempre dall’aspetto casalingo, vicino alle loro abitudini e ai loro gusti, per farli sentire a loro agio.

Arriviamo dall’host che ospita le cene nel pomeriggio con tutto l’occorrente per l’allestimento, balle di fieno, cuscini e accessori per la cena. Tutta la parte del tessile è realizzata in collaborazione con Made in Carcere, partner del progetto, una cooperativa sociale che si occupa di lavorare con donne detenute, alle quali viene offerto un percorso formativo, con lo scopo di un definitivo reinserimento nella società lavorativa e civile. Noi disegniamo i prodotti e loro li realizzano e li brandizzano, tutto è frutto di investimenti personali. Per host e contadini la partecipazione è gratuita, gli unici a pagare sono gli stakeholder, il prezzo è irrisorio, quindi i nostri introiti in questo primo anno sono stati veramente minimi, anche perché contribuiamo alle spese che l’host sostiene per organizzare la cene. Alle cene partecipano 20 contadini e 20 stakeholder, l’host invita i suoi vicini e se non si raggiunge il numero necessario si attinge ad un elenco di persone che si sono dimostrate interessate a partecipare alle cene.

Nelle contadinner® e nei nostri progetti utilizziamo un metodo scientifico per la gestione della socializzazione, per l’organizzazione degli spazi e per l’analisi dei risultati. Niente è lasciato al caso, lo spazio viene allestito disponendo le balle di fieno in due cerchi concentrici, quello interno accoglierà i contadini e quello esterno gli stakeholder che possono essere ristoratori o imprenditori, o semplicemente persone interessate a partecipare alla cena. Noi ci occupiamo di far scorrere tutto secondo l’organizzazione e il nostro facilitatore si occupa di gestire l’incontro. Si creano delle coppie assegnando dei numeri casuali ai partecipanti in modo da favorire la conoscenza con persone nuove, poi si dedicano 10 minuti al dialogo nelle coppie. Dopo ci si confronta con il resto del gruppo e ognuno racconta quello che gli è stato detto dal partner a cui è stato abbinato in modo da uscire dalla visione soggettiva e favorire il confronto.

È un’esperienza molto interessante, un modo per mettersi nei panni dell’altro e far sciogliere il ghiaccio. Non è sempre facile mettere tutti a proprio agio, in alcune occasioni il compito del facilitatore è stato più difficile che in altre, perché molte persone non sono abituate a comunicare, ma attraverso il nostro intervento si riesce ad attivare il dialogo.

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E Filiera colta®?

Filiera colta® invece è un progetto che prevede diverse iniziative, tra queste “Teatri del Gargano“ che vede coinvolta anche Bottega degli Apocrifi, un’importante compagnia di produzione teatrale e residenza artistica con sede a Manfredonia. Con loro abbiamo realizzato uno spettacolo dal vivo, una contaminazione tra cultura e terra, tra agricoltura e arte. Sostenuto dalla Regione Puglia tramite un avviso pubblico per presentare iniziative progettuali riguardanti lo spettacolo dal vivo e le residenze artistiche grazie al quale è nato questo primo appuntamento che abbiamo chiamato Shakespeare ai Contadini.

Abbiamo sperimentano la messa in scena per tre giorni di uno spettacolo teatrale allestito in un campo, utilizzando balle di fieno per creare l’anfiteatro. Con 300 posti a sedere e tre serate andate sold-out. Molti contadini che abbiamo conosciuto durante gli altri appuntamenti sono venuti come spettatori, anche questo è stato un modo che creare legami tra le persone.

Qual è stata la risposta dei produttori alle vostre proposte?

All’inizio scettica, l’agricoltura è un settore molto individualista, che fa fatica a cooperare. Non sono abituati al dialogo, forse più al confronto, che si limita sul quantificare le produzioni o i macchinari a disposizione, ma non allo scambio di informazioni e alla collaborazione. Però man mano che siamo riusciti ad avviare il nostro progetto la risposta è diventata molto positiva e molti si propongono per poter ospitare le contadinner® nelle loro case.

Sempre per un appuntamento Vazapp, siamo stati a Brescia e abbiamo avuto occasione di confrontarci con un territorio diverso. Lì le cooperative sono un sistema di lavoro consolidato, i piccoli produttori si mettono insieme per dividere le spese, ad esempio nell’acquisto dei concimi, e per condividere le esperienze. Una delle cooperative che abbiamo incontrato ha generato la nascita di una seconda realtà: le mogli dei contadini hanno creato una cooperativa per l’acquisto di prodotti per bambini, come latte e pannolini, per ottenere prezzi più vantaggiosi. Ecco, questo tipo di collaborazione è un po’ lontana dalla mentalità dei contadini pugliesi, ma comunque i risultati che stiamo raccogliendo sono molto positivi e dalle contadinner® sono già nate collaborazioni lavorative e cooperative. Non siamo ai livelli di Brescia, ma diverse collaborazioni sono già in essere e abbiamo visto già dei primi risultati dal punto di vista della socialità, che era il nostro obiettivo di partenza.

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Quali sono i primi traguardi che avete raggiunto?

Abbiamo concluso da poco il primo ciclo di 20 cene sul territorio della Capitanata e abbiamo iniziato a mettere insieme i dati raccolti sia durante le cene e che attraverso il follow up. In ogni appuntamento abbiamo consegnato ai contadini un questionario da compilare che i ricercatori dell’Università di Foggia che fanno parte del team stanno analizzando e trascrivendo in una pubblicazione che uscirà nei prossimi mesi.

Come siete stati accolti al SIMA Paris, la grande Fiera dell’Agricoltura e dell’Allevamento francese giunta alla sua 79° edizione?

A Parigi siamo arrivati dopo un anno di dialogo con l’organizzazione, erano interessati ad un nostro intervento per creare un momento di relazione tra i partecipanti alla fiera. È stato un appuntamento molto interessante, anche faticoso, perché avevamo solo un’ora per allestire il nostro spazio, ma siamo riusciti ad organizzarci al meglio. Tra i nostri sponsor c’era Michelin, che insieme agli organizzatori hanno creduto nel nostro progetto di rigenerazione dal basso e ci hanno chiesto di portare il nostro format per favorire il confronto tra oltre ai 100 giovani agricoltori provenienti da tutta Europa e Ministri ed esponenti del mondo agricolo. Da questo lavoro prenderà vita la “Carta europea del Contadino” che conterrà tutti i desiderata degli agricoltori ascoltati e che darà la spinta necessaria alla creazione di un nuovo modello di ascolto del mondo agricolo.

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Quali sono i prossimi obiettivi e quali le prossime azioni in programma?

Per tutto il primo anno di attività il progetto Vazapp è stato autofinanziato, man mano siamo riusciti ad accedere ad una serie di bandi che ci permetteranno di finanziare altre attività che partiranno a breve.

Proprio ieri abbiamo sottoscritto con la Regione l’impegno a portare avanti il nostro progetto su tutto il territorio pugliese. Partiremo con l’organizzare delle cene zero in ogni provincia, per conoscere e individuare altre realtà che si uniranno al nostro progetto. Lavorando ognuno sui territori di riferimento, ma portando avanti i principi e gli obiettivi che abbiamo individuato noi, per avere la possibilità di creare una rete territoriale ampia. Perché siamo siamo sicuri che la qualità delle relazioni sia fondamentale alla generazione di flussi positivi di conoscenza ma anche all’evoluzione delle aziende.